Poesia

Sulle rose

…La stessa tinta avevano l‘alba e le rose,

una sola rugiada, lo stesso apparire,

in un limpido cielo lo stesso progredire,

ad una stessa padrona un solo servire:

fu Venere, incantevole dea,

a volere che alba e fiore

dessero alla luce lo stesso colore.

Forse accadeva che come tendevano

allo stesso nitore, così spargessero

lo stesso alone di squisito profumo.

Quello così delicato delle rose (noi le toccavamo

con le dita) lo si sentiva davvero;

ma quello che l‘alba ormai fulgente

sparse nell‘aria, a terra non giungeva.

I bei boccioli erano già sul punto

di sgranarsi e stendere le loro ali:

uno di questi era piccolo e tenero,

ancor racchiuso sotto la sua verde corolla;

l‘altro mostrava il capo scoperto,

la cui vetta sottile era tinta di rosso;

da quello sorse per prima la rosa;

ma questo, districando con garbo

le pieghe minute del suo vestiario,

per far contemplare il suo nuovo aspetto,

in pochi istanti, si fece rosa piena,

e sfoderò la sfoggia divina

del suo bóssolo: il granello dorato

della semenza era nel folto

infitto così da far apparire più bello

il delicato porpora di quel fiore egregio.

Ma la bellezza, sin allora tanto vagheggiata, in pochi

istanti impallidì e rinsecchì,

e parve a tutti tramutata nella metà di se stessa.

Dinnanzi ad un tal misfatto, mi lamentai del Tempo,

che mi parve troppo veloce e volubile.

E così dissi: «Ahimè! Ancor non son nati,

questi bei fiori, e già appassiscono!»

Tratto da: Bonaventure des Périers (1498-1543/4) in “Elogio della rosa” cit., pp. 51-2, trad. di Carla Poma