Poesia

Dalle Ultime lettere di Jacopo… 1797

” E son tante e tante, diceva a noi queste rose; le ho rimondate di tutte le spine: e domani le si appassiranno : ma io ne comprerò ben delle altre perchè ogni giorno, ogni mese crescono rose e la morte se le piglia tutte quante.  – Ma che vuoi farne tu Lauretta? io le dissi_ Vò coronare questo cranio di rose, e ogni giorno di rose fresche- e rispondendo rideva pur sempre con soave amabilità…”

Tratto da: “Le ultime letter di Jacopo Ortis”, Ugo Foscolo

Jacopo Ortis è uno studente universitario veneto di passione repubblicana[1], il cui nome è nelle liste di proscrizione, dopo aver assistito al sacrificio della sua patria si ritira, triste e inconsolabile, sui colli Euganei dove vive in solitudine. Passa il tempo leggendo Plutarco, scrivendo al suo amico, trattenendosi a volte con il sacerdote curato, con il medico e con altre persone buone. Jacopo conosce il signor T., le figlie Teresa e Isabellina, e Odoardo, che è il promesso sposo di Teresa, e comincia a frequentare la loro casa. È questa, per Jacopo, che è sempre tormentato dal pensiero della sua patria schiava e infelice, una delle poche consolazioni.

Un giorno di festa aiuta i contadini a trapiantare i pini sul monte, commosso e pieno di malinconia, un altro giorno con Teresa e i suoi visita la casa del Petrarca ad Arquà. I giorni trascorrono e Jacopo sente che il suo amore impossibile per Teresa diventa sempre più grande. Jacopo viene a sapere dalla stessa Teresa che essa è infelice perché non ama Odoardo al quale il padre l’ha promessa in sposa per questioni economiche, nonostante l’opposizione della madre che ha perciò abbandonato la famiglia.

Ai primi di dicembre Jacopo si reca a Padova, dove si è riaperta l’Università. Conosce le dame del bel mondo, trova i falsi amici, s’annoia, si tormenta e, dopo due mesi, ritorna da Teresa. Odoardo è partito ed egli riprende i dolci colloqui con Teresa e sente che solo lei, se lo potesse sposare, potrebbe dargli la felicità. Ma il destino ha scritto: “l’uomo sarà infelice” e questo Jacopo ripete tracciando la storia di Lauretta, una fanciulla infelice, nelle cui braccia è morto il fidanzato ed i genitori della quale sono dovuti fuggire dalla patria.

I giorni passano nella contemplazione degli spettacoli della natura e nell’amore per Jacopo e Teresa, i quali si baceranno per la prima volta in tutto il romanzo. Egli sente che lontano da lei è come essere in una tomba ed invoca l’aiuto della divinità. Si ammala e, al padre di Teresa che lo va a trovare, rivela il suo amore per la figlia. Appena può lasciare il letto scrive una lettera d’addio a Teresa e parte. Si reca a Ferrara, Bologna, Firenze e Milano, portandosi sempre dietro l’immagine di Teresa e sentendosi sempre più infelice e disperato. Vorrebbe fare qualcosa per la sua infelice patria ma il Giuseppe Parini con il quale ha un ardente colloquio, lo dissuade da inutili atti d’audacia. Inquieto e senza pace decide di andare in Francia ma, arrivato a Nizza si pente e ritorna indietro. Quando viene a conoscenza che Teresa si è sposata sente che per lui la vita non ha più senso. Ritorna ai colli Euganei per rivedere Teresa, va a Venezia per riabbracciare la madre, poi ancora ai colli e qui, dopo aver scritto una lettera a Teresa e l’ultima all’amico Lorenzo Alderani, si uccide, piantandosi un pugnale nel cuore.