Poesia

Ballata delle rose, Poliziano

I‘ mi trovai, fanciulle, un bel mattino

di mezzo maggio in un verde giardino.

Eran d‘intorno violette e gigli fra l‘erba verde,

e vaghi fior novelli azzurri gialli candidi e vermigli:

ond‘io porsi la mano a còr di quelli per adornar

e‘ mie‘ biondi capelli e cinger di grillanda el vago crino.

I‘ mi trovai, fanciulle, un bel mattino di mezzo maggio in un verde giardino.

Ma poi ch‘i‘ ebbi pien di fiori un lembo,

vidi le rose, e non pur d‘un colore;

io corsi allor per empir tutto el grembo, perch‘era sì soave il loro odore

che tutto mi senti‘ destar el core

di dolce voglia e d‘un piacer divino.

I‘ mi trovai, fanciulle, un bel mattino di mezzo maggio in un verde giardino.

I‘ posi mente: quelle rose allora mai non vi potre‘ dir quant‘ eran belle:

quale scoppiava della boccia ancora;

qual‘ erano un po‘ passe e qual novelle.

Amor mi disse allor: -Va‘, cò‘ di quelle che più vedi fiorite in sullo spino.-

I‘ mi trovai, fanciulle, un bel mattino di mezzo maggio in un verde giardino.

Quando la rosa ogni suo‘ foglia spande, quando è più bella, quando è più gradita,

allora è buona a mettere in ghirlande, prima che sua bellezza sia fuggita:

sicchè, fanciulle, mentre è più fiorita, cogliàn la bella rosa del giardino.

Angelo Poliziano, Canzoni a ballo, in  Poesie italiane, a cura di Stefano Bianchi, Fabbri Editori, Milano 1997, p.143.