Poesia

Festa d’amore anonimo del II secolo

Domani deve amare chi non ha amato mai e chi già amò domani deve amare

LE NOZZE DELLA ROSA

Lei, la Signora, il vermiglio cangiare delle gemme ora volge a tripudio di fiori
Lei sospinge i boccioli che spuntano nel soffio di Favonio alle carezze tiepide dell‘austro.
Lei, la Signora, il rugiadoso lascito della brezza notturna sparge in stille lucenti
ecco un guizzare di tremolanti lacrime sospese
(la goccia già pronta a cadere non cade, no: nel suo piccolo cerchio si sostiene)
ecco svelato il pudore dal brulicare purpureo dei fiori:
l‘umore irrorato dal cielo nelle notti serene all‘alba
ha liberato dal madido scialle i boccioli virginei.
La Signora ha voluto che all‘alba vadano spose nude le vergini rose.
Quella che un giorno formarono il sangue e i baci di Amore
e le gemme le fiamme la porpora del sole domani la vampa segreta
(fu schermo e tutela il fuoco della veste)
non si dorrà di svelare, all‘unico suo sposo conosciuta.

Domani deve amare chi non ha amato mai e chi già amò domani deve amare

5 In «Il Pervigilium Veneris, una poesia della crisi», a cura di Giorgio Bernardi Perini, in «Poesia», n° 109, Crocetti Editore, Milano 1997, pp. 38-44.