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Il sama

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IL SAMA

Il sama è pace all’anima dei vivi
e solo lo sa chi ha anima viva.

Colui solo vuol risvegliarsi
che s’è addormito  in mezzo al giardino,

ma chi si è addormentato in una prigione
danno è solo per lui il ridestarsi.

Il sama fallo quando c’è festa di nozze
non in un funerale, luogo atto ai lamenti.

Ma colui che non conosce la sua essenza
colui ai cui sguardi è ascosa questa perlacea luna,

che ci fa uno così con sama e tamburello?
Il sama è fatto per l’unione all’Amato!

Coloro che han sempre il viso volto alla Qibla
per loro il sama è questo mondo e quell’altro,

e quelli poi che danzano nel cerchio del sama
girano rapidi e hanno in mezzo la Ka’ba!

Se vuoi una miniera di zucchero ecco là la troverai;
se ti basta una sola zolletta, gratis t’è data.

*Sama (letteralmente  “ascolto” di musica) è la riunione mistica con canti, suoni e danze  estatiche, in tondo, al suono del flauto praticata nella scuola mistica fondata da Gialal ad-Din.

Tratto da Rumi, “Poesie mistiche” ed. BUR,  p.78

dolci e fiori

Nell’ambito della manifestazione “il Mercato della Terra” di Milano
Sabato 20 novembre, alle ore: 11, presentazione del libro di Joelle Néderlants  e Angela Odone
Giardini Largo Marinai d’Italia, Palazzina Liberty

Per imparare a fare dolci e delicati bouquet, da portare come omaggio per un te o un invito a cena.  E se non sapete cucinare o fare composizioni floreali potete sempre portare in regalo questo delizioso piccolo libro.


Silvia alla festa dell’oca Mirano Venezia

Per niente oca, molto fotografata, Silvia,  una bellissima ragazza che alla tradizionale fiera di Mirano porta un delizioso cappellino carico di rose.  Grazie per aver posato.

Il sabato del villaggio

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell’erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch’ebbe compagni nell’età piú bella.
Già tutta l’aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
giú da’ colli e da’ tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l’altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s’affretta, e s’adopra
di fornir l’opra anzi al chiarir dell’alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l’ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d’allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo’; ma la tua festa
ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

Giacomo Leopardi

La rosa

Il poeta tedesco Rilke abitò per un certo periodo a Parigi.Per andare all’università percorreva ogni giorno, in compagnia di una sua amica francese, una strada molto frequentata.Un angolo di questa via era permanentemente  occupato da una mendicante che chiedeva l’elemosina ai passanti.   La donna sedeva sempre allo stesso posto, immobile come una statua, con la mano tesa e gli occhi fissi al suolo.Rilke non le dava mia nulla, mentre la sua compagna le donava spesso qualche moneta.
Un giorno la giovane francese, meravigliata domandò al poeta : “Ma perché non dai mai nulla a quella poveretta?”
“Dovremmo regalare qualcosa al suo cuore, non alle sue mani” rispose il poeta.
Il giorno dopo, Rilke arrivò con una splendida rosa appena sbocciata, la depose nella mano della mendicante e fece l’atto di andarsene.
Allora accadde qualcosa di inatteso: la mendicante alzò gli occhi, guardo il poeta, si sollevò a stento da terra, prese la mano dell’uomo e la baciò.
Poi se ne andò stringendo la rosa la seno.
Per una intera settimana nessuno la vide più.  Ma otto giorni dopo, la mendicante era di nuovo seduta nel solito angolo della via,  silenziosa e immobile come sempre.
“ Di che cosa avrà vissuto in tutti questi giorni in cui non ha ricevuto nulla?”
“ Della rosa”  rispose il poeta.

Tratto da “L’importante è la rosa, piccole storie per l’anima” Bruno Ferrero ed. Elle Di Ci

Ineluttabile

La coppa di rose

…..
Ma ora sai come questo si dimentica:
perchè hai davanti, colma e inobliabile,
la coppa delle rose che gli estremi
ha in sé dell’essere e del declinare,
porgere, non-poter-mai-dare, esserci,
che può anche esser nostro: anche per noi estremo.

Tacita vita aprirsi, aprirsi senza fine,
sete di spazio che non toglie spazio
allo spazio che il cerchio delle cose restringe,
forma non circoscritta, senza contorni quasi
e solo interna, stranamente tenera
e che da sé fino all’orlo s’illumina:
conosci cosa che somigli a questa?

Ed è questa: che un sentimento nasce
perchè petali toccano altri petali?
E questa: che uno s’apre  come palpebra
e sotto no ci sono altro che palpebre
chiuse, quasi dormendo dieci volte

dovessero attutire un’energia visiva interna.
E soprattutto:che per questi petali
deve passare luce. Essi dai mille cieli
Filtrano lentamente quella goccia di tenebra
nel cui bagliore l’intricato fascio
degli stami si eccita e s’impenna.

E vedi i movimenti nelle rose:
oscillano in così stretto angolo
che i gesti resterebbero invisibili se i loro
raggi non si spiegassero a ventaglio nel cosmo.

tratto da “La coppa di rose ” NUOVE POESIE pg.187Rainer Maria Rilke
Giulio Einaudi editore

Fiori, ovunque

Rose del samurai

Piccolo racconto di Ruben Dario

La vecchia

Allora la vecchia mi disse:
“Guarda questa rosa secca
che un giorno fu incantata
dallo sfarzo della sua stagione;
il tempo che sbriciola anche altissime mura
non priverà questo libro della sua saggezza.
In questi petali secchi c’è più filosofia
di quella che può darti la tua saggia biblioteca;
essa sulle mie labbra pone la magica armonia
con cui sul fuso incarno i sogni della mia rocca.”
“Sei una fata”, le dissi. “Sono una fata”, mi disse,
“e celebro l’esultanza della primavera,
donando vita e volo a queste foglie di rosa.”
Si trasformò in una principessa profumata
e nell’aria sottile, dalle dita della fata
volò la rosa secca come una farfalla.

Racconto di Rubén Dario

Rose fatte a mano Roses Fanées

Credo che le mie rose di seta siano il disperato tentativo di fermare la bellezza del sospiro di questo fiore.  La mia pietra filosofale, il mio estremo trasformare il piombo in oro.  Ogni volta che vedo  un pezzo di tessuto e poi dopo i  miei deliranti esperimenti lo vedo tramutato in rosa, ringrazio per questo miracolo che ancora una volta si è compiuto.
Non mi stupisce che chi indossa le mie rose non passi inosservato, solo io conosco il segreto che le ha generate. Ringrazio chi mi assiste in quest’opera angelica.

Lapidis Philosophorum

Amo queste immagini fortemente simboliche, sono di grande ispirazione per il mio “fare quotidiano”.

In questo caso anche i colori delicatissimi nel loro assemblarsi sulla tavola danno vita ad abbinamenti bellissimi che mi ispirano per le mie composizioni floreali.

Materia Prima Lapidis Philosophorum, manoscritto, inizio XVIII sec.

pag.441 tratto da” Il Museo Ermetico” Alchimia & Mistica ed.Taschen

La rosa e …

Corrotto,o irreprensibile, sporco o puro.  Sono concetti creati dalla mente.   La bella rosa appena colta e messa in vaso è pura. Profuma di buono e di pulito.   Il secchio della spazzatura è l’opposto.   Un mucchio di roba marcia e puzzolente.
Questo,  se ci fermiamo alla superficie.  Guardando meglio, vedremo che fra cinque o sei giorni anche la rosa diventerà spazzatura.  Non occorre neanche aspettare tanto.  Basta osservare la rosa, osservarla attentamente, e lo vediamo subito.  E se guardiamo il secchio della spazzatura, vedremo che nel giro di pochi mesi il suo contenuto diventerà tanta bella verdura, o magari una rosa.
Un bravo giardiniere  biologico vede nella rosa la spazzatura e nella spazzatura la rosa.  Rose e spazzatura inter-sono.
Senza  la rosa non c’è spazzatura, senza spazzatura non c’è la rosa.  Hanno pari bisogno l’una dell’altra. Rose e spazzatura sono pari.
La spazzatura è preziosa quanto la rosa.
Se esaminiamo a fondo i concetti di purezza e corruzione, ritorniamo alla nozione di inter-essere. …”

I fiori e la spazzatura pag.88
“La pace è ogni passo” Thich Nhat Hanh, Ubaldini editore Roma

Rimorso

Il tempo potrà avvolgerlo
di rose
perchè non ricordi.

Una rosa diversa
di una magia imprevista,
sopra ogni ora solitaria d’oro
o d’ombra,
momento propizio ai tragici ricordi.

E tra divine
e allegre
seducenti rose, rosse, bianche,
che spazio non lasciano al passato,
gli seduca con il corpo,
l’anima.

Juan Ramon Jiménez

La rosa bianca e la rosa rossa, rubedo e albedo

sedurre

dal lat. seducere: trarre a sè.

Rosa Alba

Rosa Alba.  tratto da ” Il museo ermetico ” Alchimia e Mistica, A. Roob Taschen pag.447

Rosa Rubea

Rosa Rubea.  tratto da ” Il museo ermetico ” Alchimia e Mistica, A. Roob Taschen pag.447