Commento all’Elogio della Rosa

Un passo famosissimo dell’Adone è l’Elogio della rosa. Venere , punta a un piede dalle sue spine, si reca a lavarsi la ferita presso una fonte. Nelle  vicinanze scorge l’adolescente pastorello Adone, addormentato sull’erba. Subito ella se ne innamora. Questo passo rivela quante soluzioni potesse un seicentista ricavare virtuosisticamente dalla tecnica della metafora, basti pensare al primo verso “Rosa, riso d’amor, del ciel fattura” dove il poeta con sole undici sillabe riesce a paragonare la rosa ad un sorriso d’amore e ad una creazione celeste. Sono in esso presenti, peraltro, i tratti essenziali della poesia del Marino: le balenanti metafore, un voluttuoso languore e la vena musicale, ora intima e suadente, ora e più spesso risolta in fastose architetture sonore.  L’*ottava 156 si apre con una *paronomasia: «rosa riso» non solo hanno le stesse consonanti, ma differiscono solo per una vocale (hanno in comune la o, ma, come seconda vocale, una parola presenta una a, l’altra una i). Si chiude poi con una *metafora che proietta il proprio senso anche sulle ottave successive: la rosa è la signora («donna») del popolo dei fiori. Infatti subito dopo, nell’ottava successiva, viene presentata come un’«imperatrice» sul trono, circondata da una corte in cui i cortigiani sono rappresentati da una folla di dolci venticelli e le guardie dalle spine (e infatti l’autore parla di «guardie pungenti», al v. 5 dell’ottava 157). Il gioco delle metafore continua con gli accostamenti fra la corona d’oro e gli stami della rosa e il mantello di porpora e i petali (ma il secondo termine del parallelo – e cioè i cortigiani, gli stami e i petali – per lo più non è rammentato: è il lettore che deve immaginarlo). Poi, alla fine dell’ottava 159, viene introdotto un altro accostamento: non più interno all’immagine della rosa = regina, ma esterno a questa immagine, fra la rosa e il sole: la rosa è il sole in terra, il sole è la rosa.”

Commento tratto da: Manuale di letteratura di Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese , G. B. PALUMBO EDITORE

6 commenti »

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RosesFanées

Roses Fanées guarda la ROSA dono della natura che ha ispirato poeti e  iniziati, artisti di ogni tempo. Roses Fanées guarda il rosa, questo colore che incanta e come il rosso ci riempie di energia vitale. In questo blog creato otto anni or sono  raccolgo tutto ciò che questo meraviglioso fiore ha stimolato nella creatività dell’uomo. Le mie rose di seta fatte a mano fanno parte di una collezione personale mostrata come forma di condivisione del bello.

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Dior bouclé

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Mascherina di Tiger

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AFRO Figura II 1953

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Divenni una rosa

L’arena dell’amore

Prima che il tempo iniziasse io bruciai e divenni cenere.
Mi tuffai nel fuoco e divenni una rosa,
Con nostalgia chiamai il Suo Nome e divenni un cuore
Sono venuto per bruciare nell’arena dell’Amore
Sono venuto per invocare Hu e tornare a Dio
Strappa il velo da me, lasciami nudo
Lasciami volare sulle ali dell’amore
Lasciami scorgere la Sua Bellezza ancora una volta
Sono venuto per bruciare nell’arena dell’Amore
sono venuto per invocare Hu e tornare a Dio.
Ho abbandonato desiderio, onore,modestia
Ho lasciato dietro di me una vuota ricchezza
A che servo io per gli amici o stranieri?
Sono venuto per bruciare nell’arena dell’Amore
Sono venuto per invocare Hu e tornare a Dio.
Sono venuto a conoscere il mio segreto, che e’ sempre dentro
All’interno di questo corpo c’e’ Conoscenza e Verita’
Tutti gli amanti desiderano ciò che e’ in Te
Sono venuto per bruciare nell’arena dell’Amore
Sono venuto per invocare Hu e tornare a Dio.
O Ashki, sorgi, svegliati dalla dimenticanza!
Lasciamoli dire voi siete pazzi quando ascoltano
le nostre invocazioni
Arresi all’Amore e raggiunta l’unione
Sono venuto per bruciare nell’arena dell’Amore
Sono venuto per invocare Hu e tornare a Dio.
E il cuore vola…

Shaykh Muzaffer Ozak al-Jerrahi